venerdì 15 giugno 2012

15 giugno 2012. dell'impacchettare sovente

Oggi dopo appena 11 mesi mi ritrovo di nuovo a inscatolare la mia vita e le mie cose e a metterle sottovuoto.
Mi sono resa conto che ogni volta che mi capita lo faccio di fretta e male, e ogni volta perdo qualcosa e non riesco ad organizzarmi (in verità neanche voglio) per pianificare un trasloco con criterio. Mi rendo anche conto che ogni volta che disinscatolo tutto lo faccio con una sorta di consapevolezza del fatto che “non sarà per sempre”, per cui alcune cose le lascio impacchettate e non mi stanzio mai. Le mie camere non sono neanche mai veramente arredate e vissute, sono sempre di passaggio.
Non riesco a capire se sia una cosa normale. Cioè, mi trovo spesso spaesata di fronte alle cose che mi capitano a chiedermi se siano normali. Voglio dire, i miei amici, compagni di studio, compagni di lavoro, si sono mai sentiti “a casa” nelle case dove hanno abitato? Si sono mai sentiti “arrivati”? io no. Mi son sempre sentita un po’ in fuga, di passaggio, ferma ad una stazione in attesa che il treno riparta.
Non so quale sia la mia casa, mi sento di transito, ospite, anche a casa dei miei.
Non è una sensazione gradevole. O meglio, da una parte è divertente e stimolante il fatto di essere sempre in movimento e in cerca di cambiamento, dall’altra gli stravolgimenti continui, il costringere ricordi, episodi, esperienze, all’interno di scatoloni del latte coop a lunga conservazione da veramente fastidio.
Questa volta davvero non me l’aspettavo di dover armare tutto il baraccone dopo così poco tempo. Non dico che m’immaginavo di farci nascere dei figli in questo posto…beh ma quasi. Certo, per quanto riguarda la casa, non è il top dell’accoglienza e dell’igiene, un refresh di abitanti e un’esplosione di calce viva sarebbero veramente auspicabili per dare un’aria dignitosa a queste quattro mura. A parte questo, sì, un futuro in questo posto non mi sarebbe dispiaciuto.
La mia esperienza comunitaria è finita dopo neanche un anno con me che fuggo stremata dalle dinamiche di gruppo e dalla violenza dei rapporti all’interno della cooperativa, e mi ritrovo di nuovo a chiedermi se tutto ciò sia normale. Alcuni mi dicono di sì, che in tutti i posti di lavoro è così. E anche per tutte le convivenze gli screzi e le incomprensioni sono all’ordine del giorno. Sarò io allora ad essere poco tollerante? Può essere. Ma forse in questo caso no. La carne al fuoco era molta e la posta in gioco alta. Diciamo che si è trattato di una prova quasi generale di futuro prossimo venturo. L’esito non è stato proprio positivissimo, ma credo di essermi fatta abbastanza le ossa. Mi sono molto studiata e ho individuato alcuni punti deboli che mi hanno fatto fuggire da questa babilonia di anime sperse. Prima di tutto, non mi so imporre. Non riesco a considerare inappuntabili le mie opinioni, per cui il “forse hai ragione” fa traballare qualsiasi mia teoria. A livello lavorativo, equivale ad un suicidio di carriera. Mi incazzo poi con me stessa e con chi mi ha smentito se mi ritrovo ad aver ragione a posteriori, così invece del cappello con le orecchie d’asino mi attaccano sulla schiena un post it con scritto “porti sfiga”.
Non riesco poi a reggere le discussioni. Odio discutere, non mi piace litigare, odio odio tremendamente odio incazzarmi con qualcuno e ci resto malissimo se qualcuno s’incazza con me. Non lo reggo, mi debilita e mi demotiva. Non riesco a rispondere ai toni violenti. In parte perché non riesco ad essere altrettanto violenta, in parte perché, cinicamente, penso che se qualcuno non riesce a trovare un modo migliore per esprimersi, è perché in buona sostanza gli manca qualche rotella per cui nemmeno mi ci metto. Questo non è costruttivo.
Tutto ciò sarebbe facilmente evitabile scegliendo come ho sempre fatto (o semplicemente non evitando) i lavori in cui è qualcun altro a decidere per te, ad essere responsabile per te e a prendersi cazzi e meriti.
Obsoleto e avvilente.
L’organizzazione orizzontale invece sfocia spesso e volentieri nel caos più totale e nel pressapochismo cronico. Io non sono una lavoratrice inappuntabile, ma il mio background è costellato di esperienze lavorative in cui io eseguivo e mi sforzavo di farlo al meglio. Iniziative le ho prese poco spesso, e ancora meno ho dettato direttive. Non mi viene spontaneo, e non credo di aver trovato un terreno fertile in cui sperimentare. Tantomeno se la mia mansione è totalmente improvvisata e inventata come ho dovuto fare da quando sono qui. Magari me la sono cavata, ma cristo che fatica…
Troppa fatica, e poca gratificazione. Tanta, tantissima fatica, stress, ansia, pressione. Non è esattamente ciò che mi aspettavo da un lavoro in campagna. Certo, mi è piaciuto imparare a fare quello che facevo, cioè star dietro all’agriturismo, e mi sa che ci proverò ancora a farlo, ma per gradi, non vorrò più essere lanciata nel vuoto senza sicura, accollandomi responsabilità enormi sulla buona riuscita dei progetti (iniziati da altri).
Un po’ alla volta vorrò imparare ad essere responsabile e organizzata (soprattutto).
Poi devo lavorare duramente sulla gestione dei rapporti umani. Non vedo alternative alla vita comunitaria e alla rete di persone attorno a me, per cui meglio che impari al più presto come fare ad avere fiducia nel prossimo e a come rapportarmici. Voglio capire qual è la formula di convivenza migliore, quali sono gli spazi da condividere e quali no, quali siano i tempi per la convivialità e quali per l’intimità, e soprattutto quali per la solitudine, croce e delizia di cui però non riesco a fare a meno.
Però me ne vado vincente e soddisfatta, tutto sommato. Naturalmente con più scatoloni di quando sono arrivata, il 23 luglio di un anno fa, fuggendo (naturalmente) dal delirio di via lame, salendo via di tolara con la mia vita nel bagagliaio del doblò di cristiano, con la netta sensazione di stare arrampicandomi lungo la salitona avanzando carponi, e arrivando in cima con la soddisfazione di chi pianta la bandiera a quota 4000. Ero stanchissima, e ora lo sono ancora di più. Direi che mi merito un po’ di riposo.
Oggi però pensavo che per andarmene a cuor leggero può essermi di aiuto farmi una carrellata di ricordi, naturalmente quelli più belli, magari anche non bellissimi ma significativi.
Via, si comincia.
1)    Il mio arrivo in dulcamara e l’aperitivo di benvenuto con matteo, claudio, Alfredo, cristiano, e il terribile piedolino
2)    Gli insetti che mi pungono. Io che scendo le scale di casa con la mano sulla bocca e dico a matteo “ho un problema”. Matteo che scoppia a ridere e mi accompagna in farmacia a prendere un antistaminico per far scendere il gonfiore del mio labbro superiore e della mia faccia tumefatta dalle punture di zanzare.
3)    La maddalena. Mia adorata maddalonza, le nostre prime 3 settimane insieme che mi son sembrate anni. Le infradito marroni della maddalonza e la bandana rossa.
4)    Capire cos’è ea
5)    Capire dov’è ea
6)    Lucas e le proposte indecenti: “quieres que vamos al punto panoramico?”
7)    Il primo tentativo di inserirmi nel gruppo: la paella demmerda con la sciura del corso di ceramica.
8)    La lunga serie di sbronze estive
9)    La lunga serie di culi alle quattro del pomeriggio
10)    Asciugare le forchette ascoltando “battiti”
11)    Accompagnare carlo a fare gli animali a fine giornata
12)    Imparare a fare la chiusura da sbronza e non essere in grado di farlo da sobria
13)    Imparare a usare il decespugliatore
14)    Imparare a svasare il vino
15)    La cena di ferragosto e i calanchi di notte. La maddalena che si perde nel bosco e chiede “amici dove siete?”
16)    Le cene sotto le stelle e le stelle cadenti in campo sportivo
17)    L’assolo di bambina mentre nando e maila suonano
18)    Odore di sottobosco
19)    Enrico che se ne va e la prima vera volta in cui mi chiedo “ma dove cazzo sono capitata”.
20)    La terribile tripletta stupiggi ungheresi-permacultura-asetra.
21)    La giornata al mare con vincenzo e carlo
22)    Non essere riuscita una volta a ricordarmi di pulire il polivalente quando c’era la siua.
23)    Ripulire l’orto sinergico con l’angela e le cesoie e avere male alle tette per tre giorni
24)    Abbandonare l’orto sinergico al suo destino
25)    Chiacchiere con brando, andrea e angela sulla metafisica e la teologia
26)    LAIKAH!
27)    Il caccolone di Alfredo
28)    Il pappagallo di claudio
29)    La bottiglia di pipì in camera di matteo
30)    I tentativi di sovversione dell’ordine costituito con carlo
31)    La burrascosa cena con i presidenti
32)    Carlo con le mani puzzone di pus della capra
33)    La fantastica partecipazione a “ma che bella serata” con genio e i pierrots
34)    La lorenza ritardata
35)    La lorenza che si ripiglia quando arriva angela
36)    Angela, lorenza e le vitamine
37)    La neve
38)    Le tisane per i cavalli
39)    I cappottini per i capretti
40)    La transumanza con lorenza e la neve
41)    La lotta sulla neve con lorenza
42)    La lap dance in ufficio con lorenza
43)    La neve che si scioglie in camera mia
44)    Le lezioni di trapezio
45)    Lanciarmi nella neve dalle scalette del retro del ristorante con roberto
46)    Lanciarmi nella neve con un oggetto nevedinamico  dalla collinetta di fronte al ristorante con roberto, con scarississimo successo
47)    L’incubo dei lavori in agriturismo
48)    Marco e roberto intrappolati dalla neve all’overlook hotel
49)    La cena di capodanno
50)    La mattina di capodanno e l’allenamento con i fleet foxes.
51)    BIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
52)    Sistemare la passerella con nicola
53)    Scoprire che la lampadina non è fulminata ma io sì con nicola
54)    Spaventare matteo per caso!
55)    Spaventare matteo premeditandolo
56)    Gli allenamenti la mattina presto con matteo
57)    La musica di pino
58)    I vicini di casa che vengono ad aiutarci a spalare la neve
59)    Il cazziatone di michele a me e carlo per colpa della piscina (in verità la colpa era del caldo)
60)    I mozzichi di brando
61)    I baci gratuiti di luisa
62)    (oggi non stampa)
63)    Litigare con la fiamma e poi le telefonate per chiedersi scusa
64)    Guardare “si può fare” con carlo arianna e roberto
65)    Arianna…
66)    Fare la pizza
67)    Dipingere il campeggio
68)    Piantare i cipollotti e i finocchi in aprile
69)    Carlo che torna a sorpresa

70)    Giocare a badilate di neve con roberto
71)    Il giorno delle mie dimissioni.

giovedì 22 settembre 2011

la mia nuova vita

Da qualche mese a questa parte è iniziata la mia nuova vita. Con nuova vita intendo nuovo posto dove vivere, un lavoro, amici nuovi, sensazioni mai contemplate prima.
Questo posto dove vivo, lavoro e ho amici nuovi si chiama dulcamara e si trova a ozzano dell’emilia. È una cooperativa agricola e un bioagriturismo. In questo posto ci vivono un sacco di animali tra cui cavalli, asini, capre, me, matteo, carlo e un sacco di altre bestie.
Questo posto e questi animali, finchè non mi si ripresenta il pepe al culo e mi scappa di partire, sono proprio quello che ci voleva per me.
Al momento vivo un una stanzetta abbarbicata in una parte della fu casa colonica che ora è laboratorio di trasformazione, agriturismo, bar, ristorante e appartamento degli irriducibili che ci abitano. E’ una minuscola stanzina che tanto mi ricorda quella merda di stanza in cui ho dormito il primo anno in cui son stata a bologna. Oggi però sono finalmente riuscita a darci una pulita e a sistemare un paio di mobili in modo da darci una forma che sia sua e non somigli a tutte le altre stanze che ho avuto, perché mi sono resa conto che nelle tre case in cui ho abitato c’era sempre un modulo che si ripeteva in maniera inquietante, tipo libreria stereo scrivania finestra in quest’ordine. Ora la scrivania è tra la libreria e il letto, che ho sistemato giusto sotto la finestra. Adoro la mia finestra, perché dà sul viale che porta dal parcheggio al piazzale col glicine, e ho tutto sotto controllo. Sono in alto ma sono giusto un paio di metri sopra al brulicare incessante di attività e vite. Ho la visuale sul vialetto ma anche sul fienile, sulla scuderia, sui cavalli, sulla compostiera, un paio di alberi e un sacco di aria fresca. Quindi ora appena mi sveglio basta che mi metta in ginocchio sul letto, apra gli scuri e mi posso mettere a braccia conserte a spiociare quello che succede. E’ una figata.
Abito con matteo, il megapresidente, Alfredo e il nanni, rispettivamente cuoco e lavapiatti/tuttofare/personaggio. Anche se potenzialmente Alfredo e il nanni potrebbero essere mio papà, mi sembra di abitare con tre fuorisede, nel senso che ok hanno qualche anno più di me ma le dinamiche sono le stesse che si possono trovare in un appartamento di via bellearti. Quindi ok. In una stanza dell’agriturismo abita carlo, che è un quasi veterinario e ottima persona, e a rotazione vanno e vengono woofer da tutto il mondo che dormono tra le tende e le stanze quando sono libere.
In questo posto faccio un po’ di tutto, la cameriera, l’interprete, la centralinista, l’operatrice agrituristica, l’operatrice ecologica e l’operatrice socio sanitaria. In questo modo posso mettere in pratica varie abilità che ho acquisito durante i lunghi anni di studio e nella mia carriera lavorativa. Alla fine sono soddisfatta, a parte il lunedì in cui devo pulire praticamente tutti i cessi che ci sono in cooperativa. In ogni caso riesco a scovare dello zen in quasi tutte le attività che conduco, a parte quando sto in ufficio a rispondere a mail e telefonate, perché lì mi innervosisco, e anche se sotto sotto mi piace, penso che non faccia totalmente per me fare lavoro da e in ufficio. Finora le attività più zen che ho condotto e che mi son piaciute di più son state passare il decespugliatore con duccio e svasare le dame da 54 litri di rosso. Perché. Prima di tutto intanto ho imparato (anche se non ne sono sicurissima) a montare i fili del dece e a farlo partire, che oh non si sa mai. Poi perché comunque il mio tutor (ormai non più tutor perché mi ha abbandonata al mio destino) è anche lui un po’ zen e il modo in cui mi ha spiegato a montare e a smontare la testa del dece era molto pirsig. Tipo: lo zen e l’arte della manutenzione del decespugliatore. Ah stessa storia vale con le prime lezioni di guida col trattore. Poi c’è da dire che quando inizi a passare il dece sei tu e il dece completamente isolato dal mondo. Hai le cuffie, i guanti, gli occhiali la maschera e il cappello, se riesci a farlo stare e hai del tempo in cui fai una cosa ma puoi tranquillamente pensarne altre tremila. Sei tipo un guerriero mascherato e la prima cosa che devi imparare a fare e trovare un equilibrio tra te e la tua arma, cioè il dece, in modo che lo fai basculare sulla tua spalla con la cinghia per non sfasciarti la schiena e lavorare agevolmente. Non è un cazzo facile, soprattutto se il tuo tutor non ti dice che il dece deve toccare terra e non solo sfiorarla. Intanto tu hai decespugliato per tre ore facendo una fatica boia per mantenerlo sollevato a 3/4 centimetri da terra e l’unico risultato che hai ottenuto è stato finire i fili otto volte e fare dei gran buchi in terra invece di tagliare gli erboni.
L’altra attività zen è svasare il vino. Anche questa cosa me l’ha insegnata duccio, anche se in verità avevo già imparato a farlo quando lavoravo in pizzoc. Quando svasi le dame da 54 litri succede come col decespugliatore: se tu da solo in cantina con un sacco di litri di vino da tirar fuori e tempo per pensare ad altro. Prima roba da fare è lavare le damine da 5 litri e i bottiglioni da due, che io di solito lavo subito appena le riporto giù in cantina quando sono vuote, ma non sempre succede così e quando c’è fondella soprattutto di rosso capita che ci si infilano le bestie e poi non le cavi più perché muoiono invischiate nella vinaccia che rimane sul fondo. Quando faccio questa cosa mi piace essere metodica e organizzata: lavo le damine, le sistemo tutte in fila vicino alla dama, prima quelle col tappo che si incastra e poi quelle col tappo di sughero che mi piacciono meno. poi apro la dama, tolgo la pastiglia di antiossidante e la lancio nell’erba come mi ha insegnato il mio tutor (anche se mi sono veramente chiesta cos’altro potrei farne di quel pastiglione, se non è magari una cazzata buttare sempre i pastiglioni nell’erba e se magari si potrebbe istituire un cestino dove buttare i pastiglioni una volta prelevati dal collo della dama. Poi però dico ghesbò, e la butto nell’erba. Giuro per dio che prima o poi però istituirò un cestino da mettere in cantina, a meno che non ci sia già e io non mi sono accorta che c’è.). fatto questo con un attrezzo apposta di cui non conosco il nome, bevo via (ma non lo bevo per davvero) i primi due tre bicchieri di vino e poi finalmente metto la ladra per svasare. Fatto questo mi siedo sul seggiolino e guardo i litri di vino che passano dalla dama grande a quelle piccole lentamente. Appoggio la testa sulla mano e il gomito sulla gamba e penso a un sacco di cose. Però non le scrivo.
Mi piace un sacco svasare il vino.
Come è naturale che sia e come mi succede con qualsiasi aspetto della mia vita, questa vita nuova la percepisco e vivo in maniera diversa a seconda della mia fase ormonale.
ci sono dei giorni in cui sono ultrascazzata, mi da fastidio tutto e tutti. In queste volte mi sento un po’ sola perché magari mi sembra di non essere totalmente in sintonia con gli altri lavoratori, mi sembra che non ci capiamo e mi sembra che si parli più che altro senza concludere molto. Questa cosa mi dispiace. Cioè mi dispiace quando sono ultrascazzata e mi dispiace percepire che non tutti abbiano la mia stessa sensazione di essere dentro a un “sistema”che potrebbe essere potenzialmente perfetto e funzionale. Poi però magari mi finiscono e la visione cambia. Non me ne sbatte un’ ostia di pensare di essere da sola, perché anche se può sembrare ambizioso e idiota mi sento già un po’ parte di questo sistema e mi piace l’idea di dover fare il minimo perché continui a funzionare. Voglio dire che so che devo lavorare molto e su  molti fronti, ma se questo posto è stato ideato come ho capito io che sia stato ideato praticamente trent’anni fa, allora può funzionare sia con me che senza di me è questo è figo,questo è permacultura.
Che poi non è vero che sono da sola. Ci sono persone che ci sono fisicamente e non fisicamente che anche se non sono parte di questo sistema (neanche spiritualmente) che mi danno tanto e mi spronano e mi motivano. Come succede tipo con carlo che io penso ad una cosa da fare e lui la sta facendo o io penso ad un’altra follia e lui se ne esce con “ho pensato una cosa” ed è la stessa identica idiozia. Cazzo vedo che volendo posso avere tempo e spazio per fare un sacco di cose a cui ho sempre solo pensato, anche mentre svaso il vino, e la cosa figa è che capita pure che ste cose si concretizzino! Tipo, io e carlo vogliamo fare un orto? Ne parliamo due settimane ma dopo carlo va a diserbare, e ci va per davvero, durante il giorno libero. Oppure tipo fa caldo e vogliamo andare in piscina ma non possiamo perché stiamo lavorando? Io e carlo si va a comprare una piscina ma poi ci prendiamo un cazziatone mondiale, smontiamo la piscina e andiamo a dormire sudati e col magone.
Tutto questo per me è quasi surreale.
Succede poi che ci si metta seduti a tavola e si parta da una cazzata e si finisce a parlare di sistemi massimi e assurdi.
Succede che c’è gente che viene e se ne va e lascia l’impronta, ma così grande e fonda che succede che ci si può cascar dentro.
Ma questa è un’altra storia. 

domenica 4 settembre 2011

campestre

L’odore di stallatico nell’aere è segno inequivocabile che l’estate sta finendo e le vacche si godono le ultime ore d’aria fresca.
Avrei voglia di andare al punto panoramico a guardare le luci ma da sola che senso ha. Al campo sportivo non avrei nessuno a sorreggermi se inciampo sulle merde. Divisa tra la necessità di chiacchiere notturne e bicchieri della staffa, ma schiacciata dall’evidente realtà di aver finito il turno e la giornata, metto campestre in loop perché mi sembrano le uniche vibrazioni in consonanza con il silenzio tombale di bestie ed erba.
Pure i gatti sembrano aver capito che c’è qualcosa che non va, mi girano intorno e mi scrutano con la coda ritta manco fossi un canide. Alcuni mossi da compassione mi salgono in braccio e con le zampe mi impastano la cellulite.
Wrroom passa una macchina. Drin il telefono. Passi, richieste. No niente di che, nulla di nuovo dal fronte, solo metricubi di confusione.

Niente da fare, ultimamente ho poco da dire. Alcuni diranno : meglio così.
Non sapete cosa io stia covando.

venerdì 10 giugno 2011

discotesi 2.0

sprint finale e consegna: fela kuti,  the best of fela kuti e questo:


lunedì 23 maggio 2011

discotesi

Una discografia per una tesi




periodo di ricerca in loco: diarios de motocicleta ost, into the wild ost (un tripudio di originalità), harvest neil young (per dormire in aereo), la vela puerca (per il tragitto san francisco san jorge)


periodo di inquietudine: dead meadow: feathers


periodo di nulla cosmico: nulla


ritorno dell'ispirazione e primo capitolo: soul kitchen o.s.t.  sigur ros: Med Sud I Eyrum Vid Spilum Endalaust, mogway: young team,


secondo capitolo: low: drums and guns, deus: pocket revolution, elliot smith: between the bars, flaminio maphia: ragazze acidelle, sonic youth: washing machine


terzo capitolo: lauryn hill: the miseducation of lauryn hill, akron/family: love is simple, sleepy sun: fever, embrace


quarto capitolo: red fang: murder the mountains, akron/family


conclusioni e riscrittura introduzione: stefano bollani: carioca


martedì 19 aprile 2011

triste verità

Sei inaffidabile e l'ho capito
Mi arrangio mai paura me lo presti un picchetto?
Che ci devi fare?
Smantellare un po' alla volta dei piccoli scalini di marmo.
Che scalini?
Quelli che portano per aria.
Per aria dove?
Nei miei castelli.
Ci posso venire?
Ci sei già.

mercoledì 23 marzo 2011

così per simpatia, pubblico i commenti che ho ricevuto su facebook


  • Alessandra Segantin si ma hai letto tutto?


  • Claudio Candeloro Quinzi è di parte, ma è giusto che sia così :)


  • Alessandra Segantin
    ‎[Tu]vuoi uno spunto per scrivere (un post)?rispondi al mio post

    [Lorenzo Segantin]ahah, mi piacque

    [Tu]sì?
    ...
    [Lorenzo Segantin]mh.. sì. per quanto con le variazioni del caso, è un po' il mio stesso dilemma

    [Tu]in che zenzo? scrivi (un post) perdiana!

    [Lorenzo Segantin]cioè, a volte sono pure io convinto che siamo venuti al mondo solo per riprodurci
    però non è che le azioni seguono il pensiero

    [Tu]nel nostro caso no

    [Lorenzo Segantin] non è nemmeno semplice trovare femane che non siano vittime di pregiudizi credenze ecc ecc
    per quanto lo sia pure io eh
    per lo meno me ne rendo conto

    [Tu]scrivi (un post) dio *****o

    [Lorenzo Segantin]ahah
    no
    lavo il bagno

    [Tu]eheh
    risposta esatta



  • Silvia Pelli geniale


  • Silvia Pelli e giustappunto che sto leggendo questo libro qui tra l'altro, argomento correlato http://www.youtube.com/watch?v=U72deQp5ZNc


  • Ulisse Fiolo Non son discorsi per cui basti FB! Perciò sarei ben felice di parlarne: anche se non corrispondo al tipo d'uomo che descrivi, né certo all'ideale opposto. Sarà per questo che anch'io ho problemi ad accoppiarmi, e non solo quelli? Comunque, per quel che può valere: malgrado tutto, credo di saper molto bene cosa significa amare (non l'innamoramento solo, no quello è semplice) e quello di cui mi manca l'esperienza, beh siamo al mondo proprio per farla.


  • Alessandra Segantin Silvia Pelli: e com'è sto libro??
    Ulisse Fiolo: parliamone! come dice mio fratello, problemi analoghi li potreste avere anche voi. tentare di risolverli è anche esperienza



  • Claudio Candeloro Quinzi ma che volete soluzionà? va così. è na condanna. punto.

martedì 22 marzo 2011

del perchè non riesco ad accoppiarmi

Se ne parlava l'altra sera con un amico: ho scarsa stima di voi, uomini. Mi siete simpatici, in fin dei conti siete carini, alle volte è possibile passare delle graziose ore in intimità con voi a giocare a biliardino o a spulciarsi la schiena. Tutto sommato non mi rubate troppa aria, ma per ora non mi siete indispensabili. Questa cosa mi amareggia molto. Non mi amareggia il fatto che riconosco di non aver bisogno di voi, ma mi intristisce molto il motivo. Il motivo è che siete tutti uguali. Alt, non è uno sfogo protofemminista. E' una riflessione, vera, sincera, profonda, senza rancore. Non sto scrivendo ciò per condannare implicitamente qualcuno in particolare, non ho nessuno da sputtanare silenziosamente, davvero!
Il fatto è che da molti anni vi frequento perchè siete miei amici, più che miei amanti (alle volte entrambi allo stesso tempo, ha!che divertente), e siccome molti di voi mi considerano un loro amico, molto spesso vi aprite con me e io con voi, ed è uno scambio davvero simpatico di punti di vista. E più o meno tutti date sempre la stessa versione dei fatti: la natura dell'omo giustifica ogni cazzata che facciate, che si tratti di vestirsi coi pantaloni a righe e le magliette a quadrettini o si tratti di andare a puttane senza preservativo. No, ragazzi, non è la stessa cosa. Credo che quello che si è inventato la risposta “è la natura dell'omo” avrebbe dovuto brevettare la sua gag, che ne so, farne un marchio di fabbrica, inventarsi un modo di far comparire un olografico ®™ ogni volta che qualcuno pronuncia quelle magiche paroline, così almeno ci avrebbe guadagnato qualche soldino oltre che punti miseria.
Voglio ribadire che mi piace davvero parlare con voi quando siamo amici. Però l'aspetto negativo di questo tipo di rapporto è che molte volte trovo conferma ai miei dubbi sulla vostra utilità. La vostra sincerità è disarmante, ma a volte davvero avvilente.

venerdì 11 febbraio 2011

mannaggiallam..

Tira più un pelo di figa o un pelo di cazzo?Quante minchiate facciamo correndo dietro a un sogno. Ha! Quante aspettative, quante stronzate al di fuori della nostra portata. Ci incasiniamo per anni solo per un'idea. Quanto scriviamo, quanto speriamo, quanto sospiriamo. Per niente. Ah, e passiamo serate a letto da soli a immaginarci come potrebbe essere sapendo benissimo che non sarà mai. Creandoci castelli in aria di 93 piani senza ascensori, e arriviamo al ventesimo piano già stanchi di far scale e allora andiamo con gli sbarbini. Grossi problemi. Problemi per il cazzo. ah. Baby'got the bends. Che cazzo vorrà mai dire. M porco giuda tu e i cicchetti che avevo smesso. Avevo detto che era tanto che non piangevo ma lo sapevo che avrei ceduto. Maledetto cestello. Maledetta lavatrice. Maledetta mattinata a puttane. Maledetto piccì, maledetti numeri. Lasciatemi in pace!maledetta me e i peli. Peli in generale. Se tutti la smettessimo di ragionare in base ai peli quanti problemi in meno. Ma ci pensate?tanti, tantissimi problemi in meno. Lasciatemi in pace. Non voglio fare pausa, non voglio uscire con te, non voglio pranzare con te e bere il caffè con te perchè passerei la vita volentieri con te e non va bene. Passerei la vita con chiunque. Mi scoppiano le mani ma non posso dirlo a nessuno. Più fa caldo e più peggioro. Baby's got the bends. Boh. Che esplosioni di chitarre. Marco sta male ed è a udine, che città di merda. I friulani sono strani hanno gli accenti storti e pretendono di essere capiti. Pretendono di zittire la gente solo perchè dicono “bagnaròla”. Scambio energie per affetto. Scambio energie per affetto. Inciampo sui nasi e cado negli occhi. Ma perchè partite tutti?perchè partite tutti senza di me e non tornate mai? E perchè tornate quando non è il caso?perchè non posso parlare con nessuno di quello che mi capita?perchè non posso fare click e rendere tutto pià facile?perche bevo il giovedì sera?perchè scrivo queste cose?per pubblicarle. Perchè?per leggerle fra tre anni e pensare che ero stupida e scrivevo solo per essere letta. Se fossi me stessa risolverei un sacco di problemi. O forse ne creerei tanti altri. Non mi piaci perchè hai la pancia. Mi piaci perchè hai il naso grande da inciampare. Ommioddio aiuto. Tatatatatatatatatatatatata xm a nessuno piace. Baby's got the bends. Ho sognato che finiva il mondo e i sigur ros ci salvavano. I sigur ros, volendo, non sono tristi. Riparte la canzone. Baby's got the bends repeat. Repeat. Repeat. Sempre la stessa storia. Perchè , perchè passiamo il tempo a cazzeggiare e io non concludo niente. Che bello scrivere. Cosa vorrà mai dire laurearsi. Mese più mese meno. Non cambia niente. La mia crescita è parallela. Viaggia su binari diversi. Ehehe. Solo pochi possono capire. La realtà è quella che tu fai. È colpa mia se il cestello si è aperto. È colpa mia se ieri sera non sono riuscita ad addormentarmi . Devo solo esorcizzarti. Esorcizzarla. Capirmi. Mm forse vomitare. Aaah tu sei amica sua. Le foto il piccì le foto. Baby's got the bends. We don't have any real friends. Marco. Ma lascia perdere. Sei a un livello superiore. Sei proprio oltre. Ma lascia stare proprio. Dove andremo a finire di sto passo. Sovvertendo l'ordine naturale delle cose ci ritroviamo a quattrocchi e a quattro mani e dobbiamo vincere l'imbarazzo di trovarci nudi in una stanza da soli. Tutti. Tutti voi che leggete. Nudi con me a quattro mani. Cosa aspettate. Perchè non possiamo. Perchè no. Dove sta scritto. Perchè no. Se avessi abbastanza braccia vi abbraccerei tutti cazzo. Nudi corpo contro corpo invadendo spazi e sincronizzando respiri. Sono passati talmente tanti anni che mi sento vecchia. Quanto tempo è che non passo ore e ore nuda sottovento. Non ci sarebbe niente di male. Le scimmie stanno nude,nude col pelo, perchè noi no?baby's got the bends. Domenica mattina nudi, è tutto ciò che chiedo. Non so neanche che tipo di sapore abbia una cosa del genere. Non me lo riesco nemmeno a immaginare eppure so che è una delle cose che più desidero al momento. Calore umano. Non mi ricordo più nemmeno come funzioni. Quante PUTTANATE ho fatto nel ricordo di ciò che ho vissuto da stupida, mamma mia che stupida eppure ero solo piccola. Pillo, pillo cazzo dai. Dai. DAI!!! Mi esplode il cuore mi esplodono le mani. Starei sveglia fino a domani se qualcuno fosse qui sotto le mie mani ad ascoltare quello che ho da dire all'universo. Baby's got the bends. Oh no. We don't have any real friens. Oh nono. Sono le due. Domani non mi sveglio presto. Il massimo che potrei fare è fare esplodere qualcosa che funzioni con la corrente. Ma cosa mi succede. Quanto tempo sto buttando via. We don't have any real friends. Enrico porco il tuo dio. Madonna mia. Quanto tempo buttato via. Sabbia nei sandali d'inverno cesena e posadas. Oh, posadas. Non riesco a pulirmi le scarpe. Ho lasciato perdere. Il rosso non viene via, fango fino alle ginocchia. Non viene via dagli scarponi dai pantaloni e da me. Aiuto. Aiutatemi. Smettetela di ubriacarmi e fatemi ragionare. Cosa devo fare?dove devo andare?che ci faccio qui?datemi una risposta . Scegliete una domanda a caso e rispondetemi. Rispondete mi davvero. Io vi amo.
A MA TE MI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


venerdì 31 dicembre 2010

carta (llena de) faltas para juan martin

Querido Juan Martin,
este que voy a escribir es una especie de informe de fin de a
ño. Decidì dedicartelo por distintas razones que despacito te voy a explicar.
En estos meses no hice nada. En realidad hice muy poco desde que volvì de Argentina. Por motivos que ya conoces porque te los contè, desde que bajè del avion mi vida se parò, se inmovilizò.
Me doy cuenta de que me paso los dias mirandome alrededor, contando las cosas que no me gustan y deprimendome por lo que no puedo hacer para cambiarlas. Y no puedo porque no puedo volver atràs en el tiempo, no puedo prever el futuro y no me siento due
ña de mi presente.
Y de este ultimo aspecto me di cuenta el dia de navidad. Iba por el trabajo, en coche. Llovìa, mi auto saliò de la ruta, dio vueltas, y parò su carrera contra otro auto que llegaba del otro lado. No me hice nada. Pero mientras el coche volteaba en el medio de la ruta pensaba, tuve tiempo de hacerlo. Ni siquera tuve miedo porque me di cuenta de todo lo que estaba pasando. En una fracciòn de segundo pensè en porque estaba pasando, que talvez lo querìa, tal vez el fondo habìa llegado. Pero no, en realidad no. Estaba solo muy cansada. Como vi que no podìa hacer nada para parar el coche quitè las manos del volante, los pies de los pedales, recogì mis brazos y esperè que el tiovivo se parase.
Me di cuenta de que es asì que andan las cosas desde que volvì, pero el tiovivo no va tan rapido como mi coche. Es un tiovivo aburrido, que anda despacio, y no hay nada interesante que ver desde el asiento.
Pienso, como es obvio que sea, en como estaba cuando estuve en Posadas. Me alimentaba del entusiasmo de vivir que descubrì viviendo ahì. Y por favor, no quiero que pienses que ahora estoy por decirte todas esas cosas que te pueden decir los chicos que conoces en el baluch: en tu tierra no encontrè mucha fiesta baile y asado. No vi el tango, no me gustò Buenos Aires, ya sabes que no me gustan los machos latinos y no pintè la cara a los ni
ñitos del barrio. En tu paìs tuve la oportunidad de ser como soy y de darme cuenta que tambièn sola puedo hacer muchas cosas. Hasta puedo luchar contra el miedo a las cucarachas en la ducha. En tu paìs tuve la oportunidad de conocer a gente que aparece exactamente como es. tal vez tuve simplemente mucha suerte, yo qué sé!
Te acuerdas de que te dije que despuès todo lo que vivì en el ultimo a
ño no necesitaba a nadie y a nada? Pues...estaba muy confudida Juan Martìn....en ese momento no necesitaba a nadie y nada porque ahì lo tenìa todo. Tenìa buena gente, buena onda, buena vida. Seguìa viendo lo bueno y buscando lo malo de las cosas para no ilusionarme demasiado, pero una vez encontradas las dos caras de la moneda, seguìa siendo feliz.
Todo eso me parecìa muy normal. Quiero decir que para mi eso es lo normal.
Y ahora me muero por encontrar acà algo de esa normalidad. Sue
ño con despertarme cada dìa curiosa de lo que puedo descubrir y conocer. Me gustarìa que aunque no en un paìs naturalmente alucinante como argentina, mi vida fuera un normal continuum de descubrimientos.
Entiendes porque te estoy escribiendo a ti?
Es porque me gustarìa que todos los dìas fuesen como el dia en que nos conocimos, tù, Bianca e yo.
Tranquilos, simples pero ùnicos y especiales.
Simplente por eso querìa dedicarte estas palabras, porque a menudo pienso como me gustarìa que fuesen mis dìas y pienso en aquel dìa. Pienso que me gustaria encontrarte de nuevo o encontrar a alguien nuevo pero de aquella manera.
Tù que opinas Juan Martin, puede ser?Y còmo se hace?
Te deseo mucha suerte y felicidad, te deseo de verdad que seas, y que seamos felices todos los dìas y para siempre.
Hasta pronto che.






nel bus da cordoba a buenos aires ascoltavo questo e sapevo che, come quando me n'ero andata da bologna, avrei perso qualcosa per strada

lunedì 13 dicembre 2010

volare

C'era una domanda che volevo fargli, ma sapevo che l'avrebbe elusa, così aspettai che fosse lui a entrare in argomento. Attesi invano tutto il giorno e alla sera, prima di andarmene, mi feci coraggio: “ho volato veramente Don Juan?”
“E' quello che mi hai detto, no?”
“Lo so, don Juan, ma quello che voglio sapere è se il mio corpo ha volato davvero. Mi sono alzato in volo come un uccello?”
“Mi fai sempre domande alle quali non posso rispondere. Hai volato: la seconda porzione dell'erba del diavolo serve e a quello. Se continuerai a prenderla, perferzionerai la tua tecnica. Non è una questione facile. Tutto quello che ti posso dire è che un uomo vola con l'aiuto della seconda porzione dell'erba del diavolo. Quello che vuoi sapere tu non ha alcun senso. Gli uccelli volano come uccelli e un uomo che ha preso l'erba del diavolo vola così (el enyerbado vuela asì).”
“Come gli uccelli? (¿Asì como los pájaros?)”
No, come un uomo che ha preso l'erba (No, asì como los enyerbados)
Allora non ho volato veramente, don Juan. L'ho fatto con l'immaginazione, con la mente soltanto. Dov'era il mio corpo?”
Nella boscaglia” ribattè tagliente, prima di scoppiare di nuovo a ridere. “Il problema con te è che capisci le cose solo a modo tuo. Non credi che un uomo possa volare, eppure un brujo è capace di percorrere mille miglia in un secondo per vedere quello che succede altrove e colpire i nemici più distanti. Cosa pensi, vola o non vola?”
Vedi, don Juan, io e te abbiamo orientamenti diversi. Immagina, per amore della discussione, che uno dei miei compagni universitari fosse stato con me quando ho preso l'erba del diavolo. Mi avrebbe visto volare?”
Ci risiamo con le tue domande su cosa accadrebbe se...E' inutile fare discorsi del genere. Se il tuo amico, o chiunque altro, prende la seconda porzione dell'erba non può fare altro che volare. Ora, se ti avesse semplicemente guardato, avrebbe potuto vederti volare oppure no. Dipende dall'uomo.
Quello che voglio dire, don Juan, è che se io e te guardiamo un uccello e lo vediamo volare, siamo d'accordo sul fatto che stia volando. Ma se due miei amici mi avessero visto volare nel modo in cui l'ho fatto ieri notte, sarebbero stati d'accordo sul fatto che stessi volando?”
“Forse. Sei sicuro che gli uccelli volano perchè li hai visti. Volare è una cosa normale per gli uccelli, ma potresti non essere d'accordo su altre cose che fanno perchè non li hai mai visti. Se i tuoi amici sapessero che gli uomini sono in grado di volare con l'aiuto dell'erba del diavolo, allora sarebbero d'accordo anche loro.”
Mettiamola in un altro modo, don Juan. Quello che voglio dire è che se fossi stato legato a una roccia con una spessa catena avrei volato ugualmente, perchè non era il mio corpo che stava volando.”
Don Juan mi guardò incredulo. “Se fossi stato legato a una roccia” esclamò “temo che avresti dovuto portartela in volo con la sua spessa catena.”

mercoledì 24 novembre 2010

che cose strane che mi passan per la mente

Domandai al Rebe: "Tu che sai sempre tutto, dimmi che cosa posso pretendere da questa vita, che cosa mi è dovuto, quali sono i miei diritti fondamentali". Immaginai quello che il Rebe mi avrebbe risposto:
"Innanzitutto, dovresti avere il diritto di venire generato da un padre e una madre che si amino, durante un atto sessuale coronato dal reciproco orgasmo, affinchè la tua anima e la tua carne abbiano come radice il piacere. Dovresti avere il diritto di non essere considerato un incidente ne' un peso, bensì un individuo atteso e desiderato con tutta la forza dell'amore, come un frutto che deve dare un senso alla coppia, trasformandola in una famiglia. Dovresti avere il diritto di nascere con il sesso che la natura ti ha dato (E' sbagliato dire 'aspettavamo un maschietto invece è nata una femmina' o viceversa.) Dovresti avere il diritto di essere preso in considerazione fin dal primo mese della tua gestazione. Sempre, in ogni momento, la donna gravida dovrebbe accettare di essere due organismi in via di separazione e non uno solo che si espande. Nessuno può considerarti responsabile degli incidenti che potrebbero intervenire durante il parto. Quello che avviene all'interno dell'utero non è mai colpa tua: per rancore nei confronti della vita, la madre non vuole partorire, e mediante il subconscio ti arrotola il cordone ombelicale attorno al collo e ti espelle non ancora formato, prima del tempo. Non volendoti consegnare al mondo, in quanto sei divenuto un tentacolo pieno di potere, vieni trattenunto più a lungo dei nove mesi, e il liquido amniotico si sarà seccato bruciandoti la pelle; si si fa ruotare fino a che saranno i piedi e non la testa a scivolare verso la vulva, i morti entrano nel loculo così, con i piedi in avanti; ti si fa igrassare più del dovuto così non potrai passare dalla vagina e il parto gioioso verrà sostituito da un freddo cesareo che non è parto ma estirpazione di un tumore. Riufiutandosi di accettare la creazione, la madre non collabora con i tuoi sforzi e chiede l'aiuto di un medico che ti schiaccia il cervello con il forcipe; poichè soffre della nevrosi da fallimento, ti fa nascere semiasfissiato, azzurrino, costringendoti a rappresentare la morte emozionale di chi ti ha generato...Dovresti avere diritto a una profonda collaborazione: la madre de voler partorire tanto quanto il bambino o la bambina vogliono nascere. Lo sforzo sarà reciproco e ben equilibrato. Dal momento in cui tale universo ti produce, è tuo diritto avere un padre protettivo che sia sempre presente durante la tua crescita. Così come a una pianta assetata si dà l'acqua, quando manifesti un interesse hai il diritto che ti venga data la possibilità di realizzarlo, affinchè tu ti possa sviluppare sulla strada che hai scelto. Non sei venuto qui per realizzare il progetto personale degli adulti che ti impongono mete che non sono le tue, la principale felicità che ti offre la vita è consentirti di arrivare a te stesso. Dovresti avere il diritto di possedere uno spazio dove isolarti per costruire il tuo mondo immaginario, per vedere quello che vuoi senza che i tuoi occhi vengano limitati da una moralità effimera, per ascoltare le idee che desideri, anche se sono contrarie a quelle della tua famiglia. Sei venuto qui soltanto per realizzare te stesso, non sei venuto a occupare il posto di un morto, meriti di avere un nome che non sia quello di un parente scomparso prima della tua nascita: quando porti il nome di un defunto, è perchè hanno innestato su di te un destino che non è tuo, rubandoti la tua esistenza. Hail il pieno diritto di non venire paragonato a nessuno, nessun fratello nessuna sorella vale più o meno di te, l'amore esiste quando si riconoscono le differenze fondamentali. Dovresti avere il diritto di venire escluso da ogni litigio familiare, di non venire preso come testimone nelle discussioni, di non essere il ricettacolo dei problemi economici degli adulti, di crescere in un ambiente pervaso di fiducia e sicurezza. Dovresti avere il diritto di venire educato da un padre e una madre che la pensano allo stesso modo, avendo appianato le loro divergenze nell'intimità. Se divorziassero, dovresti avere il diritto di non essere costretto a guardare gli uomini con gli occhi risentiti di una madre ne' le donne con gli occhi risentiti di un padre. Dovresti avere il diritto di non venire sdradicato dal luogo in cui hai i tuoi amici, la tua scuola, i tuoi professori prediletti. Dovresti avere il diritto di non venire criticato se scegli una strada che non rientra nei piani di chi ti ha generato; il diritto di amare chi desideri senza avere il bisogno di un'approvazione; e quando ti sentirai capace di farlo, dovresti avere il diritto di lasciare il nido e andare a vivere la tua vita; di superare i tuoi genitori, di andare più avanti di loro, di realizzare quello che loro non hanno potuto fare, di vivere più a lungo di loro. Infine, dovresti avere il diritto di scegliere il momento della tua morte senza che nessuno ti mantenga in vita contro la tua volontà".


A. Jodorowsky La danza della realtà




giovedì 21 ottobre 2010

giorni un cui ci si perde di vista

ATTENZIONE: questo post è stato rimosso perchè l'altra notte ho sognato che aprivo il blog e questo testo spariva. quindi voglio assecondare il mio subconscio e auspicare periodi migliori. anche perchè sennò che minchia lo leggo a fare jodorowsky?
Il mio ricordo su Posadas però lo voglio lasciare.




Allora: mi ricordo questo, il pullman per andare da buenos aires a posadas. Non so in base a quale ragionamento idiota ho scelto di prendere quello più economico, quello che prendevano tutti gli immigrati del paraguay per varcare il confine e tornare in patria. Così mi sono ritrovata ad essere l'unica bianca su tutto il bus a due piani. Mi ricordo quando è sorto il sole e mi ricordo anche cosa stavo ascoltando. Mi ricordo che guardavo fuori dal finestrino e finalmente riuscivo a vedere qualcosa che davvero non avevo visto prima. Non aveva niente a che vedere con buenos aires. E non erano le baracche, ma erano case e gente estremamente diversa da me e dai porteni. Mano a mano che mi avvicinavo a posadas cambiavano la prospettiva e i soggetti. Cambiava la vegetazione e la terra, che diventava via via sempre più rossa, tipo color ruggine e al contempo la pelle della gente. I visi erano più larghi e i capelli più scuri, gli occhi più a mandorla e il sorriso più largo, e finalmente potevo vedere lunghe file di persone che aspettava il bus bevendo mate. Tutti, TUTTI bevevano mate camminando per strada. Era la loro colazione, erano le sei del mattino. Con poca fantasia ho immaginato che stessero andando a lavorare. C'erano anche dei bambini che andavano a prendere il bus per andare a scuola.Ricordo che non volevo più scendere dal bus. Avrei desiderato che quel viaggio durasse giorni.Alla stazione di posadas mi aspettava don emilio, che ha provato a sollevare la mia valigia per aiutarmi, inutilmente.Enrico mi ha portato all'hogar san francisco. Dopo un breve giro di presentazioni mi ha consigliato di farmi una doccia e di riposarmi un po'. Ho denigrato l'invito. Dopo mezz'ora dormivo di brutto.
E un paio d'ore prima di crollare ascoltavo questo:





domenica 10 ottobre 2010

elucubrazioni sui tempi che cambiano

[05/10/2010 22:51:07] E**** F****: è che la tesi/tirocinio può essere bello ed una sorta di bel progetto per la vita
[05/10/2010 22:51:11] E**** F****: l'erasmus invece
[05/10/2010 22:51:30] E**** F****: non è vita.è semplicemente come la vita dovrebbe essere.
[05/10/2010 22:51:59] alessandra segantin: seh un bordello, una babilonia del sesso
[05/10/2010 22:52:06] alessandra segantin: certo che dovrebbe essere così
[05/10/2010 22:52:11] alessandra segantin: ma sarebbe il caos
[05/10/2010 22:52:59]E**** F****: appunto,sesso,alchol e gente da tutto il mondo,sempre,ogni giorno














prima o poi ne verremo fuori

lunedì 27 settembre 2010

giorni di merda

In questi giorni nulla va come dovrebbe andare e in ogni caso non so come dovrebbero andare ergo non so che cazzo fare per far andare meglio le cose.Ma quando dico che le cose vanno male, intendo dire che vanno che sembra proprio un film!Allora, per esempio, domenica scorsa mi hanno “licenziata”. Che figata. Ma fin qui potrebbe risultare ancora tutto troppo normale, infatti credo sia meglio raccontare com'è andata l'intera domenica.E per far questo non scriverò in prima persona ma dirigendomi a un tu ipotetico solo perchè fa figo.
Allora.
Stai passando dei giorni un cui fai fatica ad alzarti dal letto. Non fai nulla, non senti nessuno, non leggi, non scrivi, non parli, fai fatica a mangiare. Tutto ciò che desideri è rimanere a letto in pigiama e questa è una delle poche cose che riesci a fare. Ci riesci così bene da far preoccupare tua madre, tanto da riuscire a farle dire con una pronuncia inaspettatamente impeccabile “ce l'hai con me perchè sono così?”. A quel punto ti rendi conto che devi fare qualcosa. Guardi la finestra della tua stanza e guardi la porta: devi scegliere da quale uscire. Per questa volta scegli la porta e decidi di prendere anche la macchina. Siccome hai benzina da sprecare, decidi di andare a trovare il compagno di merende in montagna perchè sai che quando stai così hai bisogno di una bucolica via d'uscita. Un pomeriggio in mezzo al verde a canticchiar scoregge ti fa bene. Ti rilassi e abbastanza serena ti dirigi verso noventa padovana dove andrai a lavorare per la penultima volta ma ancora non lo sai. Rischi più volte di addormentarti durante il tragitto fregona-noventa ma riesci ad uscire indenne dall'autostrada.Arrivi a noventa, lavori abbastanza tranquilla ma a fine serata, all'ora di fare i conti, el paron, quello che sai già essere uno dei peggiori paroni che tu abbia mai avuto, gestore del locale più triste dove tu abbia lavorato e, inoltre, filofascista e interista represso, ti dice: ale bisogna che ti trovi un altro lavoro. Li per lì sei triste, cerchi di trasmettere un sentimento di “ecco, e adesso come farò?mi prostituirò” ma dentro di te ridi, perchè quel posto ti faceva schifo e inoltre, sei ben consapevole del fatto che non soltanto te l'aspettavi, ma un po' lo speravi e da una parte avevi già il culo parato. In ogni caso resti un pochino balbuziente. Un po' seccata prendi i soldi della paga della settimana e te ne vai.Sali in macchina con il tremasso, anche perchè devi uscire con un tipo. Non lo fai da qualche secolo, ma più che altro a te sembra così. Lo chiami per dire che stai arrivando e che hai tardato perchè ovviamente 4 degli 8 coperti che il ristorante ha fatto durante tutta la serata sono arrivati alle 21.15. parti, stai concludendo la telefonata. In quello ti affianca una macchina scura a tutta velocità. Dallo spavento hai un piccolo rigurgito di pizza. Guardi chi è. Sono gli sbirri. Non sai perchè e te lo chiedi tutt'ora, ma pensi “ah ok, son quelli che vengono di solito a bere il caffè, han trovato chiuso e ora MI AFFIANCANO PERCHE' MI VOGLIONO SALUTARE “AHAHAH mongoloide. Abbassi il finestrino e non riconosci i due in divisa che invece di salutarti ti urlano SIGNORINAAAAAA LEI CI STA PRENDENDO PER IL CULO!!!!!ovviamente con un accento lievemente terun che incute timore. Metti giù il telefono e ingoi i pezzettini di mozzarella che ti son tornati su.Dentro di te ridi, ma ridi tantissimo, perchè pensi che è giusto che la tua domenica si stia concludendo così e mentre cerchi il libretto di circolazione in mezzo a foglietti del parcheggio, carte di caramelle cidì fotocopie di cartine stradali e qualche cadavere, pensi “ma forse che è meglio che stasera vada a casa visto come sta andando sta giornata”.Consegni patente e libretto ai due simpaticoni senza neanche dire una parola ma apri bocca alla domanda “signorì, perchè stava al telefono?” rispondi “perchè mi hanno licenziata” ovviamente. In quel momento ti rendi davvero conto della drammaticità della situazione: ciò che hai appena detto sembra una palla colossale, chissà quante altre volte si sono sentiti dire cose così. Ti chiedono “perchè ti hanno licenziata” vorresti rispondere “perchè ci stavamo sui coglioni” ma devi dire che “veniva poca gente” e aggiungi e lo fai davvero“perchè non venite mai a mangiare qua? Eh? Che si mangia bene” ahahah tanto ormai. ti trema il labbro, ti viene da piangere dal nervoso e dal fastidio che ti dai. I due ragazzotti ti lanciano uno sguardo che significa un misto tra “signorì, ci facciamo un giro”, “signorì, lei si che mi fa pena” e “signorì, ci stiamo prendendo rispettivamente per il culo ma io sono anche pagato per farlo mentre lei è appena stata licenziata, ahahah sfigata”.Tutto si conclude per il meglio, cioè non ti fanno la multa e ti lasciano andare intimandoti però di metterti la cintura e facendoti giurare di non farlo mai più.Risali in macchina e sei tormentata dal dubbio se andare o non andare dal tipo. Da una parte pensi che sei così cretina che ti meriti di andare a casa a letto diretta coi calcagni pa da drio. Dall'altra pensi che hai due becks in borsa (che per fortuna gli sbirri non hanno visto) e che forse hai bisogno di rilassarti un pochino. Parti, fai 300 metri e senti un grande tonfo dietro di te. Guardi lo specchietto. Un pacchettino nero rotola sulla strada. In quello hai un flash e ti ritornano su anche i porcini della pizza. Quattro frecce. Accosti. Corri in mezzo alla strada.
Il portafogli.
Il portafogli era sul tettuccio.
Il portafogli aveva dentro i soldi della settimana.
Comunque lo recuperi e torni in macchina guardandoti attorno e cercando delle telecamere sperando che qualcuno salti fuori dalle aiuole di noventa padovana gridando “va tranquia vecia, xè pa scherso”.Ma non succede. Così con un entusiasmo che potrebbe far resuscitare raimondo e sandra so na bota soea vai a padova a cercare di risollevare le sorti della giornata.







Si si ok, le sorti si risollevano, però posso passare direttamente al giorno dopo?
ok.
la mattina dopo vai a farti le analisi del sangue perchè dopo lo schittone argentino credi sia meglio monitorare lo stato della tua salute. Poi, visto che ci sei, fai un salto all'ufficio di collocamento. Lì, scopri di essere assunta. Dove? Ma a noventa! E tu, lo sapevi?ma chi, io?mi no eh, firmà gnente mi. No davvero, non hai mai firmato niente ma sopratutto, sei stata licenziata il giorno prima! Ti chiedi come sia possibile e con un fastidio che ti fa tornare su anche il pranzo di pasqua di otto anni fa vai a casa ben decisa a chiamare quell'imbediota del titolare per chiarire la situazione.Ma prima, cosa che non hai voluto fare prima, controlli che nel portafogli ci sia dentro tutto. C'è tutto, e ci sono anche 400 euro in più sulla tua busta paga. Q u a t t r o c e n t o bombe in più.
Ti siedi sul letto e rifletti su cosa fare.









Rifletti, e pensi che non è il caso di andare in cerca di una denuncia per furto e chiami il candidato al nobel per la logica per avvertirlo che sei una sua dipendente e che ti ha regalato 400 euro.Sto giro il balbuziente è lui, cretino.


Sì,ho scritto giusto, ho riconsegnato i soldi. Ma non temete, state tranquilli, non sono cretina proprio fino all'ultimo. Vi racconterò, ma in un'altra sede.
Bene, ora invece sto facendo gli extra in un hotel 4 stelle a mestre. È tutta un' altra storia.
E la tesi?Ah beh, la tesi.


martedì 21 settembre 2010

1000!

Grazie a quei quattro gatti che ogni tanto passano di qui!

martedì 31 agosto 2010

primi giorni in padania

Ok che non so dove sto andando ma so che ci sto andando, ma non ho neanche più l'età per rubare le parole alle canzoni dei bandabardò. Cristo dio no,basta.
Sono tornata esattamente da due settimane ma la botta da ritorno mi è arrivata qualche giorno fa. Mi è arrivata una cinquina di senso di inadeguatezza direttamente sugli occhi aperti e fa malissimo!
Sabato mi sono fermata, sono stata tutto il giorno seduta guardando il nulla e forse godendo del fatto che i miei non ci sono e in casa regna un po' di calma. Silenzio, avevo bisogno di niente, c'era la tv accesa ma sinceramente non mi ricordo cosa stavo guardando.
Mi sento tremendamente male. Mi sento molto a disagio perché quello che sto vivendo è un doppio ritorno, ritorno da bologna e ritorno dall'argentina e come prevedevo ma anche di più mi sento molto ma molto male.
Sto soffrendo molto il fatto di stare a casa con i miei, mi sento ingabbiata perchè molto spesso (tipo tutti i giorni) devo badare a mia madre e fare ciò mi prosciuga psicoelogicamente. E ovviamente come prevedevo e anche di più, fare ciò mi toglie assolutamente tutto il tempo di stare sulla tesi, e il mio piano di scrivere almeno un capitolo intero perfetto finito entro la fine di agosto è andata in fumo. Mi vergogno tantissimo ma è così, ho fatto male i conti, calibrato male i tempi e ora mi ritrovo con una mole allucinante di roba da leggere ancora e dati da analizzare e roba da scrivere e di tempo utile ne ho poco, tipo 2 3 ore al giorno.
Così oggi ho sentenziato: marzo. Ho comunicato a chi di dovere e ora mi sono tolta un enorme palla di pelo dallo stomaco.
Anzi no. In verità mi sento ancora come se avessi masticato un chiodo di garofano, tipo quando lo trovo nel ragù. Porca troia, è che proprio mi sento a disagio! Ok, ormai ho deciso, andiamo a marzo, ma puttanaccia di una eva, che due coglioni! Ancora! Fino a marzo uniboh, santa maradona, è un travaglio uscire da sta università! E mi sto da matti sui coglioni perchè se ci penso intensamente mi rendo conto che forse mi va bene aspettare ancora un po' prima di lanciarmi allo sbaraglio. Oppure no? Insomma, sono confusa, mi sento tipo legata al polsi e come se qualcuno tirasse da una parte e qualchedun altro dall'altra.
E' che sostanzialmente ho bisogno di prendere un ritmo mio qua in padania e trovare un senso alle cose che faccio. Tipo, in teoria da domani inizio a lavorare. Vado a fare la cameriera in pizzeria a noventa padovana.
E messa così suona tipo fiiico ho due biglietti per la prima fila al funerale di michael jackson.
Però è così, e se tutto va bene vado a stare con i miei amici. A mezzo km da casa. Non so a quanto servirà tutto ciò. Nel senso che ho paura di diventare matta per niente, fare un trasloco, investire in mobili, dovermi adattare a una nuova convivenza e in realtà, non conquistare neanche un briciolo di indipendenza. Indipendenza ovviamente dal delirio che c'è in casa dai miei. E questo perchè sono troppo vicina, troppo a portata di mano, troppo nel mirino e quindi, sostanzialmente, nella merda tanto quanto prima.
Guardo avanti e vedo nero come la pece. E invece no non è vero, c'è quella cazzo di lucina che mi inquieta. È lontana piccolina ma costante. Mi toglie il sonno la notte mi toglie anche un po' di concentrazione, mi fa sentire disadattata in mezzo alla gente mi fa alcolizzare alle feste mi fa essere monotematica.
Io stavo bene dove stavo due settimane fa.
E' così punto e basta e ci devo ragionare seriamente su.
E questa cosa la si può interpretare sotto svariati punti di vista. Ovviamente il kilometraggio tra me e il caos mi permetteva di uscire dalla mira del franco tiratore (mio papà) e mi sentivo effervescentemente serena. Mi andavano bene anche le cucarachas nella doccia, aspettavo solo di abituarmici e sul più bello son sparite. Ero riuscita a regolarizzare il mio bioritmo e facevo paura, a letto alle dieci e mezza e sveglia alle sette e mezza. Schittone e cambi climatici a parte fisicamente mi sentivo una bomba. E' inutile poi che mi dilunghi sul fatto che il viaggio arricchisce e le opportunità e mettersi alla prova e blablabla. In verità ci ho pensato molto e forse il viajar por viajar non fa per me. Voglio dire che l'altro punto di vista è che se anche riuscissi a partire di nuovo entro breve non riuscirei ad accontentarmi di fare la backpacker per settordici mesi e girare per borsdelli a recuperare mesi e mesi di astinenza a cui mi sono constretta qua in italia e a far finire e iniziare il mio personale ramandan ogni 6 7 ore. Ci ho pensato, ho detto: dio bo mi faccio il culo mezzo anno mi metto da parte due soldi e dopo parto vado a vedere quello che mi resta da vedere e faccio come tutte quelle fie inglesi che viaggiavano da sole. So che non mi basterebbe perchè facendo così mi perderei una fetta bella grossa di torta al dulce de leche. E ora che so che gusto ha anche se stomaca vorrei mangiarne tutti i giorni un pochino.
Vabè vado a letto. Anche se mi sento come una bionda media quando uno aspetta che vada via un po' di schiuma per riuscire a bere.
Che metafora di merda.

mercoledì 25 agosto 2010

giovedì 19 agosto 2010

ho bisogno di un altro sogno per svegliarmi da quest'incubo